Testimonianza

Paola Ciapparoni

Un giorno qualunque, un controllo normale…

La mia ginecologa mi impone una mammografia e non perché avesse sentito qualcosa nella palpazione, ma solo per evitare la mia trascuratezza nei controlli (questa donna meravigliosa ha sempre avuto un sesto senso infallibile con me) e io, controvoglia, vado in ospedale dove mi fanno anche l’ecografia.

Alla domanda fatidica ” tumori in famiglia?” stavo per svenire, poi non ho capito un granché, solo che mi sarei operata al seno.

So di essere stata molto fortunata, grazie alla scrupolosità di questi incredibili professionisti che io chiamo i miei angeli custodi: è successo tutto così velocemente che non ho avuto nemmeno il tempo di ragionare, soprattutto perché ho sempre pensato di essere invincibile.

Ho affrontato tutto come affronto una maratona, con la smania di tagliare il traguardo, e in quel momento della mia vita il traguardo era vincere, non solo arrivare in fondo.

Mi ricordo lo sguardo severo del chirurgo quando mi ha spiegato l’intervento e io ho chiesto, come una pazza, ” quando potrò ricominciare a fare sport?”

Volevo non pensare e tornare il prima possibile alla normalità, perché tornare a fare sport significava solo che avevo vinto io e non la malattia: era il 2007, da allora ho fatto 10 Maratone e cerco sempre di essere presente alla Race for the Cure per esprimere solidarietà alle donne che si confrontano con il tumore del seno e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e dell’attività fisica.

Paola Ciapparoni, 28 novembre 2014

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