Testimonianza

Federica Molfese

Non so come iniziare questa storia… di certo non era quella che mi aspettavo di raccontare a 28 anni, ma per mia fortuna o sfortuna, non ho avuto il tempo di capire.

Per me il tumore al seno è stato come un treno ad alta velocità senza fermate, su cui sono salita inconsapevolmente.

Una settimana a guardare il bozzetto sul seno attendendo che se ne andasse, confidando nel mio seno denso tipico di una ragazza giovane.

Ed ecco subito dopo la risonanza, la chiacchierata con il chirurgo, mammografia, biopsia e ago aspirato, tutto a smentire la prima diagnosi di nodulo benigno semplicemente da togliere. Il risultato della biopsia è stato così inaspettato che pensavo solo a come poterlo dire ai miei amici e alle persone che conoscevo, sapendo che quello sarebbe stato il momento della presa di coscienza della situazione e della reale richiesta di un sostegno da parte loro. Un blocco totale…che però si accostava alla fortuna di incominciare una battaglia in un momento in cui mi sentivo forte, forte nel non lasciarmi trasportare via. Ho riempito ogni dialogo di allegria per quanto mi era possibile facendo innamorare il chirurgo della mia determinazione, della mia sicurezza e dopo neanche due settimane dalla diagnosi c’è stata l’operazione. Era il momento di confrontarsi con una mastectomia e con lo svuotamento del cavo ascellare, qualcosa che consideravo totalmente innaturale per lo scombussolamento di un’armonia che è propria del corpo, e che non mi sembrava possibile a nessuna età.

Ma non ero disposta a mollare, non sarebbe stata una brutta situazione capitata al momento sbagliato. Così ho deciso di farla diventare il mio trampolino di lancio per realizzare il mio sogno, essere una fotografa. Ho iniziato un progetto fotografico sul mio tumore, composto da autoscatti, ogni scatto era un modo per prendere consapevolezza di ciò che non volevo vedere, ma con cui purtroppo mi dovevo per forza relazionare.

Tutto ciò che accadeva al mio corpo era uno spunto, un’idea.

Rimaneva però da affrontare la chemio nella sua doppia sfaccettatura. La chemio per me era un percorso non voluto, e visivamente bloccato alle immagini trasmesse nei film ed il momento in cui mi sarei sentita necessariamente malata, anche se il tumore non c’era più. Il punto poi non era tanto perdere i capelli ma non vederli ricrescere, non sapere come gestire la parrucca, certo la potevo mettere però non tutto il tempo.

Decisi di sfruttare ogni cambiamento, ogni cosa che mi rendeva di fatto una malata l’ho fatta diventare un motivo per giocare con la mia immagine, ed allo stesso tempo per conoscermi meglio. Niente parrucca diversi tagli corti, capelli viola e capoccia all’aria, che con gran sorpresa era bella tonda. Si é aperto davanti a me un periodo unico, pieno di libertà e soprattutto voglia di esserci con o senza capelli.

Con la fine della chemio ho scelto di nuovo di fare quello sforzo in più, di lasciare tutte le parole dette da amici e parenti che non mi appartenevano sulla meraviglia di quel momento ” è finita la chemio evviva evviva -3-2-1 settimane” ed accettare come parte del percorso tutte i piccoli cambiamenti che prima non vedevo. Cambiamenti che si scontravano con la mia impazienza di vedermi come ero prima e la mia stanchezza di giocare con la mia immagine. Ho deciso di fare un passo alla volta per comprendere dove stavo e quello di cui avevo necessità con tutta la rabbia e la paura di non sapere quando mi sarei riconosciuta però alle volte bisogna essere disposti a perdere dei pezzi per ritrovarsi, anche se può far male all’inizio.

In questi giorni ho deciso di fare la radioterapia, indicata ma non obbligatoria, anche se una parte di me ancora non è d’accordo, prendendo atto del fatto che sono stata malata e di quanto sia importante fare prevenzione. Allo stesso tempo sto affrontando la paura di espormi davvero, rinnovando ogni giorno la volontà di concretizzare il mio progetto fotografico, cercando un posto dove fare la mostra per tutte noi. Perché quello che ho imparato da tutto questo è che quello facciamo di qualsiasi esperienza dipende solo da noi ed anche la situazione più assurda ed improbabile si può trasformare in qualcosa di meraviglioso. Spero che tutte voi, sia che stiate combattendo oppure no, facciate vostro questo messaggio di vittoria e che affrontiate le sfide che vi si pongono davanti con tutto il coraggio di cui siete capaci.

Federica Molfese, 28 giugno 2016

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