Cosa Facciamo Promozione della prevenzione - Le domande più frequenti

Prevenzione (9)

L’alimentazione conta nella prevenzione?
È importante cercare anche di mantenere un regime alimentare più sano, incrementando ad esempio il consumo giornaliero di frutta e verdura e limitando il consumo della carne. È importante inoltre mantenersi attivi fisicamente. Fare cioè esercizio fisico, anche moderato, ma con regolarità. Un recentissimo studio internazionale ha documentato come camminando un'ora al giorno per tutti i giorni della settimana, anche ad andatura moderata, si riduce il rischio di tumore del seno del 14%, mentre se si fa la stessa cosa ad intensità più elevata, la riduzione del rischio arriva al 25%.
Ci sono cibi che favoriscono il proliferare della malattia o cibi che possono aiutare la prevenzione o la guarigione?
Le sostanze più pericolose con le quali entriamo in contatto a tavola, sono quelle formate durante la cottura e la conservazione di determinati alimenti, nonché quelle aggiunte dall’uomo sottoforma di additivi. Alcuni additivi, come i nitriti e i nitrati, la saccarina, il ciclammato, il BHT, sono composti sospetti poiché hanno dimostrato una azione cancerogena. Il ridotto apporto di alcune vitamine (A, C, E, B2) è ritenuto un fattore di rischio per l’insorgenza di neoplasie, mentre alcuni minerali, come lo zinco e il calcio, sembrano essere protettivi nei confronti dell’insorgenza dei tumori. Le fibre alimentari hanno un notevole ruolo protettivo nei confronti del cancro, riducendo la possibilità da parte della flora batterica intestinale di produrre fattori cancerogeni. Adottare una dieta variata, ricca di vegetali (frutta e verdura), ed eventualmente assumere un multivitaminico è una sana abitudine e rientra tra le norme di prevenzione delle neoplasie.
Quali sono gli alimenti “buoni” e quelli “cattivi”?
Prima dei singoli alimenti è importante la dieta nel suo complesso. È ormai universalmente riconosciuto che la dieta mediterranea svolga un ruolo protettivo e preventivo. Quindi è meglio assumere cinque porzioni tra frutta e verdura al giorno, cereali integrali, legumi e pesce azzurro come fonte principale di proteine e come grassi, meglio prediligere un buon olio di oliva extravergine del nostro territorio.
E gli alimenti geneticamente modificati?
Gli alimenti derivati da organismi geneticamente modificati (OGM) attualmente in commercio in Europa sono tutti approvati dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), tra le cui mansioni vi è quella di valutare con metodi scientifici i potenziali rischi correlati sia alla coltivazione che al consumo di OGM per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Comunque, in Italia, una presenza OGM superiore allo 0,9% deve essere chiaramente indicata sull’etichetta del prodotto, a tutto vantaggio della libera scelta del consumatore.
A quanti anni mia figlia dovrebbe iniziare controlli regolari visto il mio problema?
Solitamente si consiglia di iniziare a fare ecografie regolari dopo i 30 anni e mammografie dopo i 40. Con una familiarità presente sarebbe consigliabile iniziare almeno a 25 anni.
È vero che dopo la scintigrafia ossea dovrò stare in isolamento perché sarò radioattiva?
Il tracciante radioattivo viene eliminato nel giro di qualche ora attraverso le urine. Dopo la scintigrafia si possono riprendere tutte le attività, compreso il lavoro. Si può mangiare e bere senza particolari limitazioni, anzi è consigliabile bere molta acqua per eliminare naturalmente e rapidamente la radioattività che è rimasta in circolo nel corpo. L’unica limitazione è quella di evitare per 24 ore dalla somministrazione contatti fisici ravvicinati e prolungati con bambini piccoli e donne in gravidanza.
Le donne in menopausa corrono più rischi? Ci sono suggerimenti specifici per questa fase della vita?
Il fattore di rischio più importante per il tumore del seno è l’età e con l’avanzare degli anni aumentano anche le probabilità di sviluppare questa malattia. A 40 anni, si ammala una donna ogni 250 mentre a 85 anni si ammala una donna ogni 8. È importante quindi tenere sotto il controllo il seno per tutta la durata della vita.
Ci sono donne considerate ad alto rischio. Cosa significa? Quali sono i fattori che definiscono “essere ad alto rischio”?
Le donne “ad alto rischio” sono quelle che hanno una forte storia familiare per tumore del seno (e/o dell’ovaio) o, ancor più, che scoprono attraverso un test genetico di aver ereditato un gene “difettoso” (gene BRCA1/2) che le espone ad un rischio significativamente più elevato di sviluppare un tumore del seno nel corso della vita (fino al 60%). Ci sono poi fattori di rischio non modificabili, come l’età e la durata della vita fertile. Ma ogni donna può mettere in atto delle strategie per ridurre il proprio rischio. Ad esempio, si può cercare di mantenere il proprio peso nei limiti normali (per età ed altezza), evitando condizioni di sovrappeso o di obesità, in particolare dopo la menopausa. È importante inoltre svolgere attività fisica, anche moderata, ma con regolarità. Un recentissimo studio internazionale ha documentato come un'ora al giorno di passeggiata, anche ad andatura moderata, riduca il rischio di tumore del seno del 14%, mentre se si fa la stessa cosa ad intensità più elevata, la riduzione del rischio arriva al 25%. É importante infine seguire un’alimentazione sana, incrementando ad esempio il consumo giornaliero di frutta e verdura e limitando il consumo della carne.
Esistono anche farmaci per la prevenzione per le donne ad alto rischio?
Attualmente non esiste una terapia di prevenzione farmacologica validata per le donne con mutazione dei geni BRCA1/2: ci sono però numerosi studi clinici in corso che sono certo porteranno nei prossimi anni a definire delle strategie terapeutiche utili a proteggere meglio queste donne.

Dopo l’intervento (6)

Dopo quanto tempo dall’intervento chirurgico potrò depilare i cavi ascellari e come?
Dopo la rimozione dei punti sarà possibile depilare di nuovo i cavi ascellari. Sarà importante tuttavia evitare ogni possibile porta d’entrata di infezioni, dunque sarebbe preferibile rimuovere la peluria ascellare con un rasoio elettrico perché è meno probabile che procuri tagli o abrasioni della cute. Le creme depilatorie contengono sostanza chimiche che agiscono sui costituenti del pelo recidendoli nel punto in cui emergono sulla cute. Tali sostanze possono essere irritanti sulla cute o in prossimità di una cicatrice; tuttavia se si dovesse decidere di utilizzarle, bisogna accertarsi che non contengano ammoniaca.
Posso utilizzare il deodorante sull’ascella operata?
È sconsigliabile l’utilizzo di deodoranti fino a che non siano stati rimossi i punti di sutura. È molto importante una corretta igiene dell’area intorno alla medicazione, dove è possibile applicare anche un deodorante neutro senza gas, in crema che non contenga alcool.
Posso sottopormi a trattamenti estetici dopo un intervento chirurgico al seno?
Per quanto riguarda trattamenti estetici sugli arti inferiori non ci sono controindicazioni. Si dovrebbero rimandare i trattamenti sul seno o sulle braccia fino a che non si abbia l’autorizzazione del medico curante.
Potrò ancora guidare la macchina dopo un intervento chirurgico?
A seconda dell’intervento effettuato i tempi di ripresa per l’utilizzo normale delle braccia sono soggettivi. Anche per l’intervento più semplice è consigliato un periodo di riposo che può andare da una a due settimane. Per interventi più radicali come una mastectomia bilaterale, soprattutto se accompagnata da ricostruzione protesica, la convalescenza è un po’ più lunga. In questo caso le braccia andrebbero tenute ferme per due settimane, successivamente si può ricominciare a fare le cose basilari, ma il riposo delle braccia è consigliato per due mesi. La guida andrebbe ripresa quando la diretta interessata si sente sicura di avere la forza necessaria per farlo e di non avere fastidi.
Posso abbracciare o prendere in braccio mio figlio dopo un intervento o con il port per la terapia?
Anche in questo caso la risposta è soggettiva. Se ci si è sottoposte ad un intervento importante sarebbe meglio aspettare prima di fare sforzi e sollevare pesi. Si può tenere in braccio il proprio bambino magari stando sedute. Per quanto riguarda un abbraccio questo non può fare male…anzi!
Ho subito un intervento di mastectomia con ricostruzione protesica… posso dormire a pancia sotto?
Dopo un intervento di questo tipo le protesi per almeno due mesi dovrebbero stare il più ferme possibile in modo da assestarsi al meglio, per questo motivo è consigliato dormire supine, quindi né di lato né a pancia sotto. Se è strettamente necessario, passati comunque i due mesi si può iniziare a dormire prone, magari mettendo sotto a testa un cuscino in più per non schiacciare del tutto le protesi.

La terapia (9)

La radioterapia mi farà perdere i capelli?
La radioterapia non ha i tipici effetti della chemioterapia, quindi non si perdono i capelli e non si vomita. Gli effetti collaterali possono essere un’irritazione delle parti irradiate, paragonabile ad una scottatura solare, ed un po’ di stanchezza. La perdita di capelli potrebbe avvenire solo se la parte irradiata fosse la testa.
Mentre mi sottopongo a radioterapia sono radioattiva?
No, la radioterapia esterna non rende radioattivi e dopo si può stare a contatto con tutti, anche con in bambini.
Perché avverto dolore durante i rapporti sessuali da quando assumo l’ormonoterapia?
La carenza di ormoni indotta dalla terapia può provocare un’alterazione del normale trofismo vaginale, in questo caso è consigliabile utilizzare creme lubrificanti e se non dovessero essere efficaci, si può considerare un uso moderato di creme a base di estrogeni per via locale.
Posso avere rapporti durante la chemio-terapia?
È possibile avere rapporti, tuttavia è consigliabile usare metodi contraccettivi di coppia in quanto pur non avendo cicli regolari si potrebbe essere comunque fertili ed i medicinali potrebbero avere effetti dannosi sul feto. È comunque preferibile discutere anche di questo aspetto con il medico. Le conseguenze della chemio-terapia sulla sessualità sono molto variabili. Alcune persone presentano un aumento del desiderio sessuale verso il partner, effetto della maggiore intimità che si stabilisce in momenti difficili della coppia; altre possono avvertirne una diminuzione dovuta a cali ormonali, al diminuito stato di benessere, alle modificazioni dell’aspetto fisico, allo stress psicologico, ad eventuali problemi con il lavoro etc. In questi casi sarebbe opportuno non evitare il problema ma parlarne con il medico o con altre figure professionali, come psicologi. Molto utile può essere il ricorso a gruppi di discussione e di supporto o associazioni di volontariato in cui si possono trovare altre persone con gli stessi problemi.
È vero che non potrò più fare la tinta ai capelli durante la chemioterapia?
Durante la chemioterapia e subito dopo sono sconsigliabili trattamenti aggressivi per i capelli ed il cuoio capelluto come permanenti o tinture chimiche. Tuttavia è possibile utilizzare prodotti neutri e delicati per la cura dei capelli e coloranti naturali come l’henné. È consigliabile inoltre spazzolare i capelli, anche se radi, con una spazzola morbida, magari di quelle utilizzate per i bambini. Evitare di esporre il cuoio capelluto ad eccessive fonti di calore come phon troppo caldo o il casco per i capelli.
È vero che non potrò più prendere il sole o andare al mare durante la chemioterapia?
Solo durante la chemioterapia la pelle è molto più delicata, quindi un’esposizione diretta ai raggi UV può causare scottature o macchie sulla pelle che potrebbero restare in modo permanente. Tuttavia esporsi al sole evitando le ore più calde per una passeggiata o per altre attività non causa danni e giova al morale, è importante in ogni caso applicare sempre una crema schermo totale. Per quanto riguarda l’intervento, la regola sopracitata vale nell’immediato post operatorio. Dopo un paio di mesi si può prendere normalmente il sole evitando di esporvi le cicatrici. Il mare o la piscina non hanno controindicazioni a meno che le ferite dell’intervento non siano ancora ben rimarginate.
Potrò ancora fare sport, se sì quali sono gli sport più consigliati dopo un intervento o durante le terapie?
Se ci si sente in forze, durante le terapie potrebbe essere utile fare sport per mantenersi in forma e per espellere le tossine ed i farmaci anche attraverso la sudorazione, può bastare anche una camminata veloce (magari partecipare proprio alla “Race for the Cure” come Donna in Rosa!). Dopo un intervento la ripresa è come detto sopra soggettiva. In ogni caso, dopo aver fatto passare il tempo necessario, si potrebbe cominciare a fare ginnastica dolce, nuoto o jogging che non implicano uno sforzo considerevole delle braccia. Sconsigliati sono invece quegli sport che richiedono di alzare pesi importanti. Anche le attività che associano il movimento con esercizi di respirazione e di rilassamento, come lo Yoga, il Qi Gong o il Thai Chi, possono giovare sia al corpo che allo spirito.
Posso usare la crema idratante sul decolleté o sul seno durante le terapie o dopo l’intervento?
Non ci sono controindicazioni nell’uso di creme idratanti. Ovviamente in questi casi la pelle è delicata e si sensibilizza, quindi conviene usare creme molto delicate e clinicamente testate.
La terapia ormonale mi farà ingrassare… di quanti chili?
Le terapie ormonali nel carcinoma mammario vengono utilizzate nei casi in cui il tumore abbia i recettori ormonali espressi. Queste simulano l’effetto della menopausa e possono causare vampate di calore, aumento dell’appetito ed aumento del peso. Quest’ultimo è soggettivo e può essere ovviato seguendo un piano di alimentazione adeguato, magari deciso con un medico specializzato nel settore, e facendo sport regolarmente.

Familiari, parenti, amici e colleghi (5)

Qual è il momento più duro nel percorso della malattia: scoprire di avere un tumore, l'operazione, le terapie, la guarigione?
Non è possibile generalizzare. Per ogni donna ogni fase può assumere un significato diverso, certamente ogni fase presenta delle caratteristiche specifiche, dallo shock iniziale della diagnosi alla grande concentrazione psico-fisica durante le terapie, fino alla fase di rielaborazione al termine delle cure che spesso può essere scambiata per depressione ma non lo è, nella maggior parte dei casi. Si tratta invece dell'inevitabile tristezza dovuta alla presa di coscienza di quanto accaduto.
E rispetto alle diverse fasi della malattia, ci sono comportamenti diversi da tenere da parte di chi è vicino alla persona malata?
Il percorso di cura è un processo lungo e complesso, cambiano gli stati emotivi e fisici della donna ammalata, e pertanto alla persona amica è richiesto di sviluppare una sensibilità particolare di comprensione fase per fase. Quasi tutti sanno stare molto vicino nelle fasi iniziali della malattia mentre nel tempo si va incontro ad una sorta di assuefazione. Purtroppo è proprio in questa fase di ritorno alla vita “normale” che la donna può sentirsi più sola. È il momento dei bilanci: certe amicizie si rafforzano, altre possono allentarsi fino alla rottura in qualche caso. In situazioni del genere, bisogna saper rimanere in ascolto di sé stessi prima ancora che dell'altro. Si può essere catalogati tra le amicizie deludenti e non necessariamente per proprie oggettive insufficienze, forse, molto semplicemente, l'amicizia si basava su presupposti molto diversi da quelli necessari in momenti come questi.
Come aiutare l'amica a recuperare l'autostima? A superare il colpo subito alla femminilità?
La donna che si ammala è in cerca di una “nuova normalità” che va riconquistata durante e dopo la malattia, l'amica può essere estremamente utile nel provvedere a mantenere quella familiarità e quel senso di identità che rimangono immutati anche dopo un cambiamento cosi forte. In fondo la malattia, qualunque malattia importante, non fa che aumentare il bisogno che tutti gli esseri umani hanno di sentirsi davvero amati e insostituibili e di comprendere quanto contano davvero certi rapporti. L'autostima, cioè la valutazione e l’approvazione di sé stessi, primariamente si poggia su questo amore che viene dall'altro.
Quali sono le strutture che offrono un supporto psicologico in Italia?
Tutti gli ospedali d'eccellenza e i poli oncologici in Italia hanno (o dovrebbero avere) oramai un servizio di psico-oncologia, psicologi- psicoterapeuti specificatamente formati e dedicati ad accompagnare la donna durante il percorso di malattia che ha delle caratteristiche particolari.
Si potrebbe dire che affetto e dimostrazioni di affetto sono una "terapia"?
La domanda di guarigione che la donna richiede allo psicoterapeuta o al medico durante il percorso oncologico è, al fondo, sempre una domanda d'amore. Ma a volte i sanitari non sono sufficientemente coscienti di questo. L'amore che salva tocca i livelli più primari della nostra affettività, quelli legati alle forze che ci hanno tenuto in vita nelle prime fasi della nostra esistenza. A questo livello, l'amore è terapia. E viceversa. Il termine terapia è però molto inflazionato, sembra che qualunque attività piacevole oggi sia considerata terapeutica, da una passeggiata all'andare al cinema. Terapia significa lavoro, dolorosa interrogazione su sé stessi nel rapporto con un altro, con la realtà. Non è l'amore il fine della terapia, né tantomeno uno stato transitorio di ben-essere quanto l'emergere di alcune verità su sé stessi.